
“C'è grande tristezza, ma abbiamo il dovere e la necessità di ripartire”: il presidente della Figc Giancarlo Abete apre la conferenza stampa a Casa Azzurri con una constatazione e una speranza. L’eliminazione al primo turno, ultima del girone, brucia ancora, ma il presidente federale guarda anche al futuro: “Il primo luglio presenteremo il nuovo commissario tecnico, Cesare Prandelli. Non possiamo intristirci, abbiamo il dovere di ripartire dopo questo risultato fortemente negativo.E' un obbligo della federazione e dell'intero movimento calcistico italiano”:Movimento calcistico che, secondo Abete, merita una riflessione: “Non si tratta di essere pessimisti, si tratta di essere realisti e determinati. Tutto deve essere valutato in base alle situazioni attuali: se l'Under 21 ha difficoltà a qualificarsi per la fase successiva degli Europei, è un fatto oggettivo. C'è legittima preoccupazione, ma non pessimismo. Le anime del calcio italiano sono la Nazionale e i club: c’è un problema soprattutto di qualità dei giocatori selezionabili. Molti grandi club non hanno calciatori italiani e quindi ottimi giocatori italiani sono poco esperti a livello internazionale”.Vari argomenti vengono affrontati durante la conferenza stampa. Uno, ovviamente, è legato a Lippi e alla scelta di riportarlo sulla panchina dell’Italia due anni dopo il trionfo in Germania e dopo la parentesi Donadoni: “Non penso che Lippi sia stato lasciato. Il presidente della federazione indica il commissario tecnico, è giusto quindi che ci sia una responsabilizzazione del presidente federale se il ct non ottiene risultati. Scegliere un tecnico campione del mondo è un fatto collegato ad una scelta legittima da parte del presidente della federazione, non mi sembra questo il problema, non perchè non mi assumo la responsabilità, ma non accetto la logica per chi verrà in futuro. Non sono persona – assicura Abete - legata alla logica della poltrona. Rispondo con serenità in primis alla mia coscienza, alla base che mi ha eletto e alla responsabilità di far ripartire il sistema calcio”.
E a precisa domanda, il presidente replica: “Dimissioni? Se sono legate alla scelta di aver richiamato Lippi, il problema non si pone”. “Se posso farvi una preghiera – continua Abete - è quella di dare il massimo sostegno a Cesare Prandelli, che ha assunto un impegno gravoso. Non è stato scelto per il carattere, ma per la capacità tecnica, per la capacità di lavorare con i giovani e per la capacità di essere un punto di riferimento in una realtà complessa come quella di Firenze. Con Prandelli ct, l'obiettivo è portare avanti un'operazione di lunga scadenza. Dal punto di vista formale, lo contrattualizzeremo nei prossimi giorni. Il calcio non è una scienza esatta, non è un'impresa facile fare il ct in Italia, chiunque lo faccia”.
3 commenti:
Davvero un po' povera come analisi per chi ha rimediato la peggiore figura della storia del calcio italiano.
La realtà è che come "accampagnatore" Abete ha vinto un mondiale, ma una volta assunta piena legittimazione politica, da Presidente il bilancio è in grave handicap.
Tornando al mondiale credo che nessuno gli contesti le responsabilità tecniche che sono di Lippi, ma quelle politiche che sono sue e del suo Consiglio.
In primo luogo si è frettolosamente deciso di assecondare il desiderio (comprensibile) di un anziano tecnico che sosteneva di "voler rivivere le bellissime sensazioni del 2006".
Una dirigenza accorta e lungimirante, consapevole delle irripetibili situazioni del 2006, avrebbe ringraziato il mister, organizzato una festa e consegnato una bella targa, niente di più.
Al primo errore la FIGC somma la gravissima gaffe di annunciare la scelta del nuovo CT alla vigilia dell'inizio della più importante competizione mondiale, mettendo in tal modo un macigno sulle potenzialità motivazionali del gruppo: una volta si diceva: "roba da dilettanti".
Credo, tuttavia che sia ingerneroso scaricare tutto solo su Abete, che pure ci ha messo del suo, quando la situazione è figlia di un farriginoso meccanismo elettorale fatto di alchimie e contrappesi che condizionano la composizione del consiglio federale rendendolo la risultante di equilibri spartitori (emblematica in tal senso la presenza del vice presidente vicario Tavecchio, già a mio avviso fuori ruolo nella LND) e non un team di dirigenti di livello mondiale come dovrebbe essere.
Faccio queste critiche con l'amarezza di chi sente la FIGC come una realtà di cui andare orgogliosi nel nostro Paese e soffre nel vedere il presidente Blatter sbeffeggiarla in ogni circostanza senza che nessuno muova un dito.
La FIGC sconta, come la politica, la mancanza di un ricambio, anche generazionale, che rende molti dei suoi dirigenti inadeguati al ruolo.
Abete può anche non dimettersi, ma se non capisce che deve modificare radicalmente la composizione dell'organizzazione federale, soprattutto negli uomini rischia di scivolare sempre più in basso. E noi con lui.
Davvero un po' povera come analisi per chi ha rimediato la peggiore figura della storia del calcio italiano.
La realtà è che come "accampagnatore" Abete ha vinto un mondiale, ma una volta assunta piena legittimazione politica, da Presidente il bilancio è in grave handicap.
Tornando al mondiale credo che nessuno gli contesti le responsabilità tecniche che sono di Lippi, ma quelle politiche che sono sue e del suo Consiglio.
In primo luogo si è frettolosamente deciso di assecondare il desiderio (comprensibile) di un anziano tecnico che sosteneva di "voler rivivere le bellissime sensazioni del 2006".
Una dirigenza accorta e lungimirante, consapevole delle irripetibili situazioni del 2006, avrebbe ringraziato il mister, organizzato una festa e consegnato una bella targa, niente di più.
Al primo errore la FIGC somma la gravissima gaffe di annunciare la scelta del nuovo CT alla vigilia dell'inizio della più importante competizione mondiale, mettendo in tal modo un macigno sulle potenzialità motivazionali del gruppo: una volta si diceva: "roba da dilettanti".
Credo, tuttavia che sia ingerneroso scaricare tutto solo su Abete, che pure ci ha messo del suo, quando la situazione è figlia di un farriginoso meccanismo elettorale fatto di alchimie e contrappesi che condizionano la composizione del consiglio federale rendendolo la risultante di equilibri spartitori (emblematica in tal senso la presenza del vice presidente vicario Tavecchio, già a mio avviso fuori ruolo nella LND) e non un team di dirigenti di livello mondiale come dovrebbe essere.
Faccio queste critiche con l'amarezza di chi sente la FIGC come una realtà di cui andare orgogliosi nel nostro Paese e soffre nel vedere il presidente Blatter sbeffeggiarla in ogni circostanza senza che nessuno muova un dito.
La FIGC sconta, come la politica, la mancanza di un ricambio, anche generazionale, che rende molti dei suoi dirigenti inadeguati al ruolo.
Abete può anche non dimettersi, ma se non capisce che deve modificare radicalmente la composizione dell'organizzazione federale, soprattutto negli uomini rischia di scivolare sempre più in basso. E noi con lui.
Davvero un po' povera come analisi per chi ha rimediato la peggiore figura della storia del calcio italiano.
La realtà è che come "accampagnatore" Abete ha vinto un mondiale, ma una volta assunta piena legittimazione politica, da Presidente il bilancio è in grave handicap.
Tornando al mondiale credo che nessuno gli contesti le responsabilità tecniche che sono di Lippi, ma quelle politiche che sono sue e del suo Consiglio.
In primo luogo si è frettolosamente deciso di assecondare il desiderio (comprensibile) di un anziano tecnico che sosteneva di "voler rivivere le bellissime sensazioni del 2006".
Una dirigenza accorta e lungimirante, consapevole delle irripetibili situazioni del 2006, avrebbe ringraziato il mister, organizzato una festa e consegnato una bella targa, niente di più.
Al primo errore la FIGC somma la gravissima gaffe di annunciare la scelta del nuovo CT alla vigilia dell'inizio della più importante competizione mondiale, mettendo in tal modo un macigno sulle potenzialità motivazionali del gruppo: una volta si diceva: "roba da dilettanti".
Credo, tuttavia che sia ingerneroso scaricare tutto solo su Abete, che pure ci ha messo del suo, quando la situazione è figlia di un farriginoso meccanismo elettorale fatto di alchimie e contrappesi che condizionano la composizione del consiglio federale rendendolo la risultante di equilibri spartitori (emblematica in tal senso la presenza del vice presidente vicario Tavecchio, già a mio avviso fuori ruolo nella LND) e non un team di dirigenti di livello mondiale come dovrebbe essere.
Faccio queste critiche con l'amarezza di chi sente la FIGC come una realtà di cui andare orgogliosi nel nostro Paese e soffre nel vedere il presidente Blatter sbeffeggiarla in ogni circostanza senza che nessuno muova un dito.
La FIGC sconta, come la politica, la mancanza di un ricambio, anche generazionale, che rende molti dei suoi dirigenti inadeguati al ruolo.
Abete può anche non dimettersi, ma se non capisce che deve modificare radicalmente la composizione dell'organizzazione federale, soprattutto negli uomini rischia di scivolare sempre più in basso. E noi con lui.
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